«…Ti fa male?»
«Uh… Non troppo.»
«Pensi che alla fine farai qualcosa per evitare il dolore? Pensi mi chiederai di smettere? Perché io proprio non…»
«Se mi fai questa domanda… Non ci siamo capiti, sai. Puoi sgozzarmi, puoi darmi in pasto ai maiali ancora viva. Puoi fare quello che vuoi, Principe. Non sentirai un grido da questa bocca. Ma finiamola, stanotte.»
«Non capisco come fai. Ti ho piantato quattordici aghi nella schiena. Sembrano esserti indifferenti.»
«La mia schiena dev’essersi anestetizzata. Come quando dormi messo male e ti si addormentano le braccia, o quando ti tagli, che il bruciore arriva dopo un po’. Forse il dolore vero e proprio deve ancora arrivarmi al cervello. Lì avresti dovuto piantarli, gli aghi.»
«Eh, ma lì saresti morta subito.»
«Lo sono già.»
«Non ti capisco, davvero. Tutta questa smania di star male… Ok, tante cose ti son state imposte dal fatto che sono quello che sono, e lì lo posso giustificare, volendo: è stata una tua scelta. Ma perché… questo?»
«Te l’ho spiegato almeno dieci volte, perchè non mi ascolti? Il dolore fisico distoglie l’attenzione dal dolore… vero. Dopo tutto quello che è successo, concedimi di essere stanca. Non vedo più un’utilità in niente. Quindi, se permetti… Ahi, la corda mi sta facendo male ai polsi!»
«Devo allentare il…»
«No.»
«…Mpf, va bene, come vuoi. Io vorrei solo toglierti gli aghi, darti una ripulita e metterti a letto. Ti caleresti qualcosa, ti faresti una dormita… e domani è un altro giorno. Senza di me, magari. Solo che non so… ma mi fido di te. Non diresti nulla a nessuno, sei troppo buona. Potrebbe essere il giorno migliore della tua vita, sai.»
«Ho detto di no. Proprio non capisci! Eppure non è così difficile da capire, porca puttana!»
«Stella, ho capito, invece. Ma che cazzo mi stai facendo fare? Non volevo farti del male. Non volontariamente, almeno.»
«Tutto è male. Tutto è il Male. E io sono stanca. Stanca morta. Così morta che se muoio un’altra volta non può essere così tremendo. Un conto è smettere di respirare, un conto è morire.»
«Dio, come sei teatrale… È proprio necessario? Così facendo soffrirai davvero per niente, a parer mio. E… Ti ucciderei…»
«E non sei orgoglioso di questo?»
«Manco per il cazzo.»
«Ma come?! Davvero continui a non capire… Io ne andrei fiera. Faceva parte del pacchetto, no?»
«Mpf.»
«E se sei venuto qui vuol dire che anche a te andava di rivedermi e di esprimere il mio ultimo desiderio. Hai costruito una montagna di balle anche stavolta, per vedermi?»
«…Stella…»
«Andrei fiera anche di questo: valere la bugia di qualcuno è tanta roba.»
«… Stella…»
“Principe?»
«…Non farmi andare avanti. Già fin qui è stato difficile. Tanto.»
«Non pensarci. Mi ricorderai quando ero bella e innamorata. Mi era capitato alla morte di mia nonna, sai? Un tumore l’aveva consumata e scheletrita. E l’avevo vista il giorno prima che morisse. Non la ricordo più così, anzi! Mi è rimasto il suo bel faccione paffuto. E sarà così anche per te, con me.»
«Dubito potrò dimenticarmi di questa serata.»
«Credimi! Domani ti sembrerà uno di quei sogni vividi che si fanno prima del risveglio… A differenza delle tue solite modalità, stranamente te lo ricorderai. Ma non ti porterai appresso questa mia immagine. Cristo, devo essere repellente!»
«Non ce la farò ad ucciderti.»
«Ma te lo sto chiedendo io! Ti supplico. Domani sarà il primo giorno di vita nuova, per entrambi. L’uno senza l’altra. Starai bene, avrai un bel ricordo di noi. Hai una vita, hai il tuo demone, hai una moglie che ti ama, hai… Hai tutto. Ma non c’è più spazio per me, non posso più esserci. Oltretutto, sai che so.»
«Eh…»
«Ecco, focalizzati su questo, è un ottimo motivo affinché tu riesca ad accontentarmi.»
«Mpf…»
«Non ce la faccio più. Vai avanti, ora. Ti prego.»
«…Vorrei non farlo.»
«Fallo, o appena mi sleghi ti ammazzo io.»
«Lo preferirei. Cosa devo fare, Stella?»
«La margherita.»
«Non dirai mica sul serio.»
«Provaci. Se vedo che non reggo, ti dico di smettere e la facciamo finita prima. Inizia dal mignolo.»
«Non credo di poterlo fare, Stella.»
«Provaci, forza. Basta un colpo secco all’indietro.»
«Aspetta, prima fumo. Devo ripigliarmi, mi stai agitando, ti fai detestare, così. Non capisco perché tu debba martoriarti in questo modo quando poteva essere tutto veloce e indolore.»
«Troppo facile. Non fa per me. Principe, forza. Fallo. Slegami la mano sinistra e inizia.»
«Finisco di fumare, magari bevo un goccio.»
«Ah, credo tu sia uno dei pochi esseri umani che gira ancora con la fiaschetta di whisky nella giacca.»
«Mi aiuta, l’alcol. Lo sai.»
«Lo so. Ma il fatto della fiaschetta è sempre stato affascinante per me. È uno dei motivi per cui ti ho battezzato Il mio Principe. Sei sexy, quando bevi e fumi insieme.»
«Come fai a pensare a ‘ste cose, adesso? Dio… Solo tu.»
«Eh. Lo sai perché. Però non temporeggiare, dai… Un colpo secco all’indietro. O di lato, se preferisci.»
«Arrivo. Il mozzicone lo butto dalla finestra?»
«Sì.»
«Ok. Dammi un attimo. Questo nodo… L’ho stretto troppo. Sai…»
«Cosa?»
«…Avrei potuto lasciarti qui legata e andarmene. Ma non ce l’avrei fatta, anche se mi fido di te. Ti ricordi quella canzone che mi avevi mandato, che finiva con Mi fido di te, mi fido di te?»
«Non cambiare discorso! Comunque, non avresti mai potuto lasciarmi qui legata alla sedia. Non sei uno stronzo. Non lo sei mai stato, con me.»
«Dici?»
«Dico.»
«Ecco. Dammi la mano. Sei sicura?»
«Come del fatto che sono innamorata di te.»
«…Tre… due… uno…»
«Aaaaaaaaaaaah!!!!!!!!!»
«Ssssh! Non urlare, cazzo!»
«MA FA MALE!!»
«Eh, ma dai! Non l’avrei mai detto, sai!»
«Ah… ahi… Devi… devi chiedermi…»
«… Mi ami, per quella volta in cui ti ho regalato una cassa di alcolici?»
«Dio…. Oddio che male, puttana miseria, me l’hai rotto davvero, il dito…! Cazzo, fa malissimo, sì che ti amo, ma fa male, porca di quella troia! Ma non avevi mica altro da chiedermi?!»
«Stella, non farmi andare avanti.»
«Eh invece sì, dovresti romperli tutti uno dietro l’altro…! Altrimenti è… sicuro che… cambio idea…»
«Io non… Non credo di riuscirci.»
«Forza, vai con l’anulare. Muoviti! Non farà più… male di quello che… ho qui dentro…»
«Come vuoi. Tre… due… uno…»
«Mmmmmmmmmaaaaaaaaaaaaaah!»
«…Non mi ami? Non mi ami per quando ti ho chiamata, dicendoti che non avremmo mai potuto essere niente di vero?»
«Sì, cazzo, che ti amo! Ti amo ugualmente! Ho sempre voluto solo te! Dio, che male, Dio Cristo!! Rompile, Prin.. cipe, rompile tutte…»
«Avevi detto che non avresti urlato, Stella. Così i vicini manderanno gli sbirri. Ti metto qualcosa in bocca, se per te va bene.»
«La… La canotta… Tagliala e mettimela in… bocca…»
«Va bene. Dovrebbe essere sufficiente. Dove trovo le forbici?»
«Sono… Ahi… Nel cassetto della scrivania… Senti, so che… non sopporti la vista del sangue… Ma… Ma forse è meglio se prima di spaccarmi le dita ci fai un taglio alla base… Forse perderei un po’ di sensibilità. Tanto… Le mani… non mi… servono più…»
«Non se ne parla neanche: sverrei subito, credimi.»
«… Almeno… Aaaah, che male, Cristo di un Dio… Almeno provaci, col prossimo…»
«No. E adesso ti metto questa in bocca. Nel momento in cui vedrò che non ce la farai, la toglierò, ti slegherò e ti darò della morfina, che l’ho fregata a mia zia. Poi penseremo a cosa fare.»
«Ti ho detto che devi finirmi, cazzo! Non sopporto più niente… niente! Nemmeno te! Basta! Ti odio!… Ti odio! Non voglio la morfina, fammi male, devi… buttare… fuori… tutto! Non chiedo… altro…»
«Stella. Basta. Vorrei non piangessi. Farò quello che vorrai, ma calmati. Ti soffio il naso.
…Dovrei lasciarti qui, così. Ma ti ho fatto una promessa, e lo sai perché.»
«No che non… lo so… Non me l’hai mai detto.»
«Non era necessario. Non sei stupida. E adesso, stai tranquilla. E mordi la stoffa.»
«Non me lo dirai mai, vero? Neanche… Mmmh… adesso…»
«Non ha senso. Non sei stupida. Ora, calmati.»
«Mhmhghhg.»
«Tre, due, uno…»
«#€&@_&(#&#_@_€&!!!!!!!!»
«Mi ami? Mi ami per quando sono stato…»
«Mmmmmmmmh!!!!!»
«Stella, Dio Cristo, basta. Perché…»
«Mhmhmmmmmmmhhhh!!!»
«Non capisco. Vado avanti?”
«Mmmmmh… Mmmhi.»
«…Tre… due… uno…. Non mi ami? Non mi ami perchè ho sempre scelto tutto tranne te?»
«&€_#&#&@_€+_+_#@@#€€€*#**!!!!!!!»
«Tre, due, uno… Mi ami? Per l’uomo che sono davvero?»
«#&+**€&#+#&€_@@@@#€€++#€€@!!!!!!!!!!!»
«Eh, il pollice deve fare più male delle altre dita… Stella, mi dispiace, non riesco a vederti così. Non ce la faccio ad andare oltre. Una mano può bastare. Ti sei sempre accontentata, dovrai perdonarmi ancora. Tu non sei…»
«Mmmh!!!! Mhhhhhh!!!»
«Ti tolgo la canotta dalla bocca perchè non capisco quello dici. Non urlare. Non arrabbiarti. Secondo me stai per svenire.»
«Prin… cipe… Sto… sto bene. Fa male che neanche riesco… a … respirare… Ma era questo che vo… levo! Se dovessi svenire… mettimi lì nel letto e… soffocami col cuscino.»
«Basta Stella, ti prego. Ti imploro.»
«Non… Serve…»
«Stella, basta.»
«Ne hai uccise tante… di donne… Prima di capire che fossi tu quello di cui pa… rlano i notiziari da mesi… per me era troppo tardi, Principe… Per me è sempre… stato… troppo tardi. Era un… mmmmh… un cancro… È nato come un cancro… E tu… tu ne hai uccise nove, perché non… non vuoi ammazzare me…? Cosa… ti… cambia?»
«Lo sai.»
«E dillo… Ti… prego.»
«Non posso. Anche se ne saresti felice. Non posso.»
«Fai… questo… sforzo!»
«Non posso, ti ho detto! Ammetterlo a te sarebbe un disastro. Anche adesso. E te lo ripeto: non sei stupida.»
«Lo sono, inve… ce…»
«…Stella. Quando hai fatto i tuoi conti e hai capito che eri da anni nel letto di uno che non sono ancora riusciti a prendere, saresti potuta sparire…O farmi incastrare dagli sbirri in una giornata del cazzo infrasettimanale, mentre ero al lavoro. Non l’hai fatto. Sei rimasta. Sei rimasta mia. Sei rimasta con me.»
«Io sono… tua!»
«Sssh. Lo so. E tu sai cosa sono… E… boh, è come se tu avessi svegliato qualcosa, quel poco di buono… Come puoi pensare che possa uccidere proprio te? Dovrei, per coerenza, perché da un giorno all’altro potresti fregarmi. Ma so che non lo faresti mai.»
«Ti prego…»
«Preferiresti farti sgozzare sul serio che farmi sbattere dentro con l’ergastolo.»
«Principe… Mmmh… Non voglio il tuo male… Io ti conosco… Davvero. Ora… ti prego… Vai avanti. Vai con la de… stra.»
«Ti porto dell’acqua. O preferisci qualcosa di forte?»
«Alcol… Portami dell’alcol… Lì nel mio comodino… sotto… c’è della grappa. Vo… glio quella.»
«…Ecco. Bevi.»
«Ti… ricordi la mia prima sbronza, in ho..tel… con quel vinello di merda…»
«Era un vinello di merda, ma l’hai bevuto tutto, quindi forse tanto di merda non era.»
«Sei sempre… simpatico… Ma adesso… per favore, vai… mmmmah… Avanti.»
«Sverrai al prossimo dito, secondo me.»
«Fanne tre, insieme.»
«Non ti capisco proprio. Ma va bene, Stella. Tre siano. Ti rimetto la canotta in bocca, anzi guarda, te la inzuppo di grappa, così quando stringi i denti te ne cali un po’. E spero tu perda i sensi prima possibile. Un… due… tre… Stella!»
«€&#*&#&#_€-#+#&#_#_!!!!!!!!!!!!»
«…Non m’ami? Perché fondamentalmente sono un bastardo che ti ha riempita di no?»
«Mmmmhiiii!!!!»
«Lo so. Lo vedo. Come fai a non essere ancora andata?! Le altre dopo due cinghiate erano già ko. Finirle era un attimo. Con te mi sarei divertito da matti. Se solo non fossi… tu.»
«Mh!!! Mh!!!!!!»
«…Tutto questo è assurdo. È assurdo che tu continui ad aggrapparti a me. Ti facevo più intelligente. Invece devo ritrattare: sei stupida!»
«Mghgmhghhm!!!»
«Sì che lo sei. Fra tante opzioni hai scelto quella più insensata, crudele e difficile.»
«Mhhhhhoooo!!!”
«Senti, ti spezzo le ultime due insieme. Altrimenti il gioco della margherita non quadrerebbe. E ci rimarresti male. Nessuna delusione, prima della fine. Non sopporteresti un Non m’ami, nel finale… giusto?»
«…mmmhi.»
«…Sei pronta?»
«Mhi!»
«Tre… due… uno…»
«#€&-#+€-=¥^¥¥¥$=¥^¥ππ%!!!!!!!!!!!»
«…Mi ami, Stella? Mi ami, nonostante qui non ci sia niente da salvare, nonostante non abbia avuto il coraggio di scappare in Myanmar con te? Mi ami, nonostante il dolore che ti sto causando per la tua cazzo di volontà che non capirò mai?»
«Mmmhhiiii! Mmhiiii!»
«Lo so. Ti tolgo il bavaglio. Non urlare.»
«Princi… ci… pe… Io… Muoio…»
«Non morirai. Non se non mi ordinerai ancora di ucciderti. Stai per svenire.»
«Gli aghi… Le ma… ni… non sono… niente…»
«Non si direbbe. Le tue dita sembrano delle salsicce.»
«Met… timi… mmmh… a letto… e parla… mi di noi…»
«Non c’è nulla che tu già non sappia, Principessa. Eravamo una forza, ma senza destino. E forse… Il fatto che tu abbia aperto gli occhi sulla voglia che ho sul polso, che mi sta rovinando l’esistenza, era un segnale del fatto che tu fossi… Sei tu.»
«Io… ti…»
«Quella strega, puttana infame! Ero sicuro, cazzo. Ero sicuro di averla massacrata abbastanza, invece era ancora viva, la stronza! E aveva visto questa cazzo di macchia… Io d’ora in poi vivrò di merda, Stella. Posso coprirla con tutti i correttori del mondo ma… Mia moglie… Potrebbe fare due più due già adesso… o domani…»
«Prin…cipe… Chiamami… Ancora…»
«Principessa?»
«Sì.»
«Principessa.»
«Sto… male… Un bacio, che pas… sa la bua.»
«…Devi volermi proprio un gran bene, Stella.»
«No, Prin… cipe… Io…»
«Sssh. Lo so. Ora dormi. Lasciati andare. Con te, faccio conto tondo. Sarai la decima.»
«Ne sono o… norata.»
«Chiudi gli occhi, Stella.»
«Sì. Finiscimi… Stavolta… fai piano, però…»
«Non mi sentirai nemmeno. Promesso.»
«Spero tu mi senta, in qualche modo. Solo tu sai chi sono davvero, alla fine. E cazzo, sono pure caduto in piedi, con te. Ma niente funziona. Niente può funzionare, finché ho questi tarli nel cervello. Se non fossi stato così cacasotto saremmo potuti sparire, non farci trovare mai più. Ma sono un vigliacco. E adesso? Adesso che ho paura che mi scoprano? Che chiunque mi stia intorno inorridisca e mi sputi addosso?! Non lo sopporterei, come non ho mai sopportato l’idea di staccarmi dalla mia vita e dalla mia faccia. Starà a te ancora una volta il passo più difficile: mi perdonerai?
Ora chiamerò la polizia. Verranno a prenderti, ti porteranno in ospedale e ti rimetteranno a nuovo le mani e la schiena. Io rimarrò qui, con una pallottola piantata in testa. Tanto non mi vedrai. Non mi vedrai più, ma in fondo quella che esige drammaticità sei tu, no? Sono sicuro che apprezzerai il mio esserci, fino alla fine. Anzi, conoscendoti e sapendo quanto sei stupida, lo chiamerai amore.
Mi dispiace.
…Pronto, polizia? C’è qualcosa che dovreste vedere al 114 di via Orti. Credo che dovrete buttar giù la porta. Ah, interno 3. Chiamate un’ambulanza.
…Bene, è ora, Magda. Stella. Mi faccio un goccetto anch’io, alla tua, a noi, perché eravamo forti, cazzo. Lo sapevo che non sarei mai riuscito ad ammazzarti, per quanto faccia schifo la vita, e per quanto faccia schifo non vedere mezza possibilità. Almeno tu avevi il dono di vedere il bello, di salvare il buono. Io non ho mai imparato, e questo mi ha sempre fatto male.
Bene, il colpo è in canna. Il Principe se ne va di là. Finalmente.
Alla prossima vita, Stella. Perdonami.»
di Giulia Massetto
PH di Giulia Massetto
