La porta d’ingresso non si aprì con il solito scatto fluido del meccanismo; oppose resistenza, cedendo a fatica come se stesse fendendo una sostanza gelatinosa e densa. Nell’ingresso, il quadro elettrico ronzava con un sibilo ritmico e metallico, simile al soffio meccanico di un respiratore artificiale. L’appartamento non era più un rifugio, bensì lo stomaco …

